I cromosomi contengono i geni responsabili della determinazione delle caratteristiche intrinseche degli individui: controllano, per esempio, il colore degli occhi, il colore della pelle, le dimensioni del corpo, in parte anche il comportamento. I cromosomi sono riuniti in coppie, l'uomo ne ha 23 paia, il cavallo anche, il gatto 19 e il cane addirittua 39.
Particolarmente importanti sono queli detti sessuali in quanto determinano il sesso degli individui: come sappiamo tutti le femmine hanno una coppia XX i maschi hanno una X e una Y (Negli uccelli invece la situazione è invertita!). I gameti maschili e femminili presentano il DNA diviso a metà: ossia ogni coppia di cromosomi viene separata durante la meiosi e quindi, spermatozooi ed oociti, presentano, prendendo come riferimento l'uomo, 23 cromosomi in tutto e non 46 come tutte le altre cellule del corpo. Il genoma viene riunito totalmente nelle 23 coppie durante la fecondazione: il DNA del futuro nascituro presenterà metà del patrimonio genetico materno e metà paterno. Il maschio, in più, ha l'importante compito di essere l'unico e il solo responsabile della deteminazione del sesso del feto che ha la stessa percentuale di possibilità di essere maschio (Y) o femmina (X). Quindi le diverse coppie di geni subiscono un rimescolamento ogni volta che si ha la fusione spermatozoo-oocita: alcuni geni però si collocano sempre a livello di uno dei due cromosomi di una determinata coppia. Ad esempio nel gatto, a differenza dei geni che determinano altri colori, il gene RED si colloca sempre a livello del cromosoma X della 19esima coppia: quella sessuale.
In più i geni possono essere classifcati in dominanti (D), che si esprimono anche quando presenti su UN UNICO cormosoma della stessa coppia e in recessivi (R) che, se soli rimangono latenti, ma che si esprimono quando entrambi i cromosomi di una coppia presentano quel dato gene R. Se un gatto (sia maschio che femmina) presenta un Gene RED D avrà il colore rosso in quanto questo domina su tutti gli altri colori ad eccezione del bianco: se quell'individuo presenta anche il gene WHITE avrà quindi il pelo rosso e bianco. Se un gatto presenta il gene RED R avrà il pelo di un altro colore. Se però ci troviamo di fronte ad una femmina con entrambe i cromosomi XX con gene RED R questa sarà di colore rosso.
Nel momento in cui però una femmina presenta, nella coppia di cromosomi sessuali, una X con gene RED D ed una X con gene RED R NON presenterà il colore rosso, come magari si è portati a pensare, ma in realtà si ha un rimescolamento responsabile di un pelo color ROSSO assieme ad un altro colore, spesso il NERO, ed il BIANCO e avremo o un gatto tartarugato (dove i colori si amalgamano) o un gatto calico (dove i colori formano delle chiazze) che sono quindi quasi sempre FEMMINE almeno 2.999 casi su 3.000.
Infatti, anche se rarissimamente, un gatto tricolore può essere maschio, ma questo è il frutto di un anomalia genetica dovuto ad un errore durante la meiosi dei gameti. Questi animali presentano, infatti, una TRISOMIA DEI CROMOSOMI SESSUALI che non sono XY come dovrebbero ma XXY dove le XX sono responsabili del tricolore (con XD e XR) e della sterilità del micio, anche se questo può avere atteggiamenti maschili normali.
Anche nell'uomo esistono trisomie responsabili di alcune alterazioni genetiche: ad esempio la trisomia della coppia 21 (XXX) determina la sindrome di DAWN che può essere data solo dalla DONNA in quanto solo in questa si ha una alterazione della meiosi: il rischio avanza con l'età ma spesso nell'alterazione c'è anche una base genetica. Altra trisomia umana, simile a quella del gatto con cromosomi sessuali XXY, causa la sindrome di KLINEFELTER dove i maschi non sviluppano i caratteri sessuali e sono sterili.
L'erba gattaia (Nepeta cataria), una comune erba dei campi incolti, è una di quelle piante che fa inpazzire i felini. L'uso di questa nei gatti domestici determina una successione di comportameni: inizialmente l'animale annusa e lecca le foglie, si struscia su queste e poi rimane a guardare il cielo con sguardo ebete per qualche minuto: l'aroma causa scialorrea, stimolazione sessuale (il maschio ha un'erezione spontanea, la femmina si comporterà da classica "gattamorta") ed anche allucinazioni: gli animali cominciano ad afferrare cose che non ci sono, si lanciano contro nemici inesistenti e, incazzati neri, soffiano al nulla.
Sembra esserci una predisposizione genetica per quel che riguarda la sensibilità alla nepeta: naturalmente, fino ai tre mesi di vita, gli animali sembrano insensibili agli effetti di quest'erba gattaia. Gatti con un solo genitore "nepeta dipendente" hanno la metà delle possibilità di divenirlo anche loro, mentre quelli che hanno ambedue i genitori che ne fanno uso sicuramente lo saranno.
Un'altra erba psicoattiva per i gatti è la comune valeriana (Valeriana officinalis) che ha un effetto simile all'aschish sull'uomo. In questo caso sono le radici ad attrarre; i gatti le annusano in continuazione, rizzano i peli, camminano come ubriachi e fanno mille miagolii per poi cadere assopiti per lungo tempo.
In oriente i gatti sono invece attratti da un'altra pianta la Matatabi. Dopo averne masticato le foglie i gatti si sdraiano supini con le gambe all'insù e rimangono in questo stato d'estasi per un bel po di tempo.
Le capre sono fra i quadrupedi maggiormente attratti dalle droghe psicoattive. Esse dipendono da diverse sostanze le cui qualità sono state riscoperte dall'uomo proprio osservando l'atteggiamento di questi animali. Queste sono:
- BACCHE DI CAFFE': Oggi l'assunzione di queste è però una pratica assai difficile per le tenere caprette dato che ci guardiamo bene da fargli consumare quelle delle nostre piantagioni e le piante selvatiche sono ormai quasi inesistenti...povere!
- FOGLIE DI KHAT O FIORE DEL PARADISO (Catha edulis): pianta dalle proprieta euforico-eccitanti la cui masticazione impegna molti uomini dello Yamen ed Etiopia. L'uomo è rimasto folgorato dall'allegro zampettare delle capre dopo la loro assunzione.
- FAGIOLO ROSSO O DEL MESCAL (seme della leguminosa Sophora secundiflora): Allucinogeno utilizzato dagli Indiani dell' America nel corso delle loro cerimonie religiose. E' una droga molto pericolosa, il cui uso improprio può uccidere.
Avete presente il piccolo Dumbo che cade ubriaco assieme al suo amico topo e si ritrova in un inquietante e danzate mondo di elefanti rosa canterini e trasformisri? Ebbene, non so se vedano elefanti rosa e bolle quadrate, ma sappiate che molti di questi pachidermi sono realmente "alcolisti anonimi"!
In Africa alcune palme producono frutti che, una volta maturi, caduti a terra o ancora attaccati all'albero, fermentano velocemene e continuano a farlo addirittura nello stomaco una volta ingeriti.
I pachidermi vengono a contatto con questi frutti casualmente oppure da cuccioli quando si nutrono dalla bocca delle madri che già si cibano di questi. Una volta assaporato l'ebriante nettare sono capaci di compiere decine e deicine di chilometri pur di trovare i frutti che lo producono arrivando a sradicare gli alberi per mangiarli.
Un elefante ubriaco non deve essere certo una bella esperienza: questi sono ipereccitati e sobbalzano ad ogni rumore a movimento divenendo anche molto aggrssivi e possono rappresentare un serio pericolo per l'uomo, soprattutto se è un'intera mandria ad aver fatto festa!!
Anche in India c'è lo stesso problema dovuto al DURIAN, un frutto fermentante alcool ricercato da molte specie animali quali:
Elefanti: che cadono in uno stato letargico (che forse è meglio!)
Vari Primati: che barcollano e cadono dagli alberi (tipo noi...di certo non un bello spettacolo!!)
La volpe volante(il pipistrello più grande al mondo): che si ritrova il radar in tilt e si spratta ovunque.
Tigri: e forse (e dico forse!) fanno più paura di un pachiderma sbronzo, o no?
Altri animali che hanno problemini con l'alcool sono gli orsi tanto che alcuni cacciatori lasciano appositamente ciotole colme di alcolici e aspettano pazientemente che qualche orso le trovi. Una volta ubriachi questi animali si ritrovano disorientati e non badano più a rumori e odori e, fortuna delle fortune, alcune volte cadono svenuti diventando così una facile preda.
Anche il lepidottero Charaxes jasius o ninfa del corbezzolo è fortemente attratto da ogni sostanza che produce alcool. Gli entomologi, per osservarla da vicino, non devono far altro che collocre bicchierini contenenti vino o altre sostanza alcoliche fruttate pe richiamarne a frotte.
La maggior parte delle persone conosce il così detto "fungo di Biancaneve" (cosa c'entra Biancaneve ancora non lo so, comunque!) o più scientificamente noto come AMANITA MUSCARIA o AGARICO MUSCARIO. Tale fungo era ben noto da secoli anche a molte popolazioni Asiatiche, Europee e Americante per le capacità allucinogene da esso provocate: i vichinghi, ad esempio, lo usavano prima di una battaglia per scatenare il BERSERK ossia lo SPIRITO GUERRIERO.
L'amanita muscaria e le sue proprietà, oltre che a noi e ai nostri antenati, sono ben note anche ad altre specie animali quali le Renne Siberiane, i Caribù Canadesi, Scoiattoli, i Tamia striati (Cip e Ciop per farvi capire!) e probabilmente anche alle mosche.
Normalmente le Renne della Sibera, durante l'estate, si nutrono di diverse tipologie di funghi ma, guardacaso, quello preferito è l'agarico muscario ricercato proprio per lo stato di ebbrezza che procura loro. Il più piccolo morso del grazioso funghetto induce nelle renne un vistoso stato di ebbrezza, caratterizzato dalla contorsione della testa, corse pazzerelle senza un apparente scopo, gorgoglii rumorosi e ricerca di solitudine diventando così una facile preda.
Fra le popolazioni siberiane era usanza bere l'urina di chi si inebriava col fungo per conseguire un'ebbrezza ulteriore che sembrava essere anche più potente di quella ottenuta con il fungo. A quanto pare tale "scoperta" è stata fatta proprio osservando l'atteggiamento delle renne: queste infatti vanno matte per l'urina di altre renne che si sono cibate con il rosso fungho, tanto da ingaggiare fra di loro violente battaglie per ottenere i primi posti attorno alla "pioggia dorata" una volta percepitone l'odore.
Speriamo non si facciano anche le renne di Babbo Natale...O forse si...Altrimenti come volerebbero?!
Dopo tanto cercare e spulciare, spulciare e cercare ho finalmente torvato con che deliziarvi su questo argomento. Son molto soddisfatta perchè son riuscita a rimediare più materiale di quanto potessi sperare e un solo post non basterebbe, quindi vi illuminerò poco alla volta....così finalmente aggiornerò un po più spesso...Possibilità di venire in possesso di un Pc a parte!
IL LOCOISMO
Uno degli esempi più palesi ed eclatanti di "tossicodipendenza" negli animali, diffuso principalmente in sud America ed Australia, è quella nei confronti delle così dette "erbe o semi pazzi" (Locoismo dall'inglese "Locoween"): a queste fanno parte un folto gruppo di specie di erbe selvatiche dei campi appartenenti soprattutto al genere delle Leguminose. Le specie animali tossicodipendenti sono principalmente: bovini, muli, cavalli, pecore, antilopi, maiali, conigli, galline.
Una volta che l'animale ha capito qual'è l'erba che gli procura l'ebbrezza diventa un ricercatore e consumatore abituale di quella particolare pianta: nel 1883 nel Kansas ci fu un'epidemia da locoween durante la quale 25.000 bovini smisero quasi completamente di mangiare le normali erbe del pascolo, dedicandosi alla ricerca dell'"erba pazza", meno nutriente ma per un "qualche motivo" più attraente. Il problema principale è che molti animali dediti al locoismo muoiono,non tanto per la tossicità intrinseca dell' erba pazza ma a causa dei pesanti digiuni da altri alimenti a cui si sottopongono, in quanto impegnate esclusivamente a cercare ed ingurgitare il "seme pazzo".
Una caratteristica del locoismo risiede nella tenacia con cui gli animali cercano la pianta: mentre gli allevatori sradicavano l'"erba pazza" dai pascoli, si sono visti bovini e cavalli rubare i sacchi in cui l'erba era stata raccolta. I cavalli addirittura, in preda ad allucinazioni e attacchi maniacali incontrollabili, dopo aver divorato i fiori e le foglie dell'"erba pazza", si mettono a scavare per estrarre e mangiare anche la radice.
Per l'uomo diverse specie di erbe pazze sono tossiche, soprattutto neurotossiche, mentre l'infuso di alcune altre specie produce effetti tranquillizzanti e una sensazione di leggero distacco dal mondo circostante.
Il bradipo vive esclusivamente in America Latina, è grande più o meno come un gatto (non so voi ma lo facevo un bel po più grande!!) ed è un animale piuttosto longevo: può vivere anche 30 anni. Fa parte dell'ordine degli "sdentati" e si suddivide in due specie principali:
-didattili
-tridattili
come si capisce la differenza tra le due specie sta nel numero di dita per arto superiore.
Ha una piccola coda e gli arti superiori sono più lunghi di quelli inferiori: ciò gli permette di "abbracciare" i tronchi delgi alberi. Proprio per il fatto di passare la maggior parte della loro vita con la schiena rivolta verso il basso i bradipi hanno sviluppato un pelo che cresce in senso opposto a quello che cresce in tutti gli altri mammiferi e tra questi peli vivono e si sviluppano alghe microscopiche e piccolissimi organismi che conferiscono al bradipo una gran capacità mimetica con l'ambiente.
Si cibano esclusivamente di foglie e di germogli di piante e per questo la loro dentatura risulta estremamente primitiva. Come sappiamo questi animali sono lenti...lentissimi e anche la digestione non è da meno: per assimilare un bel pranzetto possono metterci anche un mese. Di conseguenza sarà lento anche quando farà la cacca...sia in frequenza che in durata!!
Per i suoi bisogni scende dall'albero una sola volta alla settimana (conosco anche gente cosi...poveri!!)
Capita che può addormentarsi mentre la sta facendo (conosco anche gente cosi...!!!)
Quest'animale quindi è lento quando cammina, quando mangia, quando caca, quando gioca,ed talmente poco abituato a camminare sulla terra ferma che ci mette circa un’ora per percorrere... 100 metri! Nonostante questo in caso di pericolo, è capace di arrampicarsi sugli alberi con la velocità di un razzo (dal punto di vista bradifero..!?) e, in casi disperati, può anche mordere il suo aggressore . Ci stupisce però sapere che è un ottimo nuotatore e si muove velocemente in acqua! Non stupisce invece che, se stanchi (per aver fatto la cacca?), possano passare giorni e giorno appesi a un ramo, immobili e son capici di dormire anche 18 ore di fila. Altra particolarità di questo animale: non beve mai. Il liquido necessario al suo organismo lo trova, sotto forma di gocce di rugiada, nelle foglie che mangia ricche di linfa...con tutto lo "sport" che praticano dubito suderanno!!
Nelle fredde acque nordiche esiste un crostaceo noto con il nome di Granchio Gigante Norvegese. Mai nome fu più appropiato: esemplari di medie dimensioni possono arrivare a pesare fino a 6 kg ma ne sono stati ritrovati anche alcuni di 10 kg di peso per 1,5 m di lunghezza.
Questa specie non presenta nemici naturali e si nutrono di ogni cosa: plancton, alghe, pesci e uova di questi ultimi tanto che possono ridurre i fondali marini ad un Sahara.
Se rimangono fuori dall'acqua con una temperatura che si aggira intorno agli 0°C muoiono soffocati in breve tempo in quanto i canalicoli di areazione posti attorno alla bocca si congelano...I furboni comunque si vedono bene dal fare una scemenza del genere!!
Le femmine sono molto prolifiche e possono depositare fino a 400mila uova; nel periodo dell'accoppiamento i maschi si agganciano con le chele alle zampe delle femmine e rimangono attaccate ad esse fino a due settimane aspettando che perdano il carapace e rimangano ricoperte da una morbida corazza: è solo durante questo periodo, infatti, che possono essere fecondate.
In Norvegia la pesca a questo crostaceo, che dura al massimo una settimana, è riservata solo a un limitato numero di pescrecci che si guadagnano la "licenza premio" in base alla quantità di pesce pescato l'anno precedente...Ma la cosa interessante è che il nostro gigantesco eroe presenta un altro bel primato: quello di crostaceo più costoso del mondo!! In un ristorante un esemplare medio costa attorno ai 500 euro mentre le sole zampe vengono dai 25 ai 65 euro al chilo....Che ce fai con l'aragosta!!
I maschi di canarino possono rinnovare parte del loro cervello, ossia il centro del canto. Alla fine della stagione degli amori questo centro regredisce e i volatili non sono più capaci di cantare. Durante la primavera successiva impareranno nuovamente a cantare e il loro cervello aumenterà di volume.
Alcuni serpenti possono avere fino a 6 peni.
Alcune specie di zecche possono vivere anche per 4 anni.
Esistono delle specie di cicale che possono vivere come larve fino a 20 anni: una volta diventate adulte vivono qualche ora durante le quali si accoppiano per morire poco dopo aver deposto le uova.
L'Oxyuris Equi è un verme intestinale degli equidi: le femmine, dopo l'accoppiamento, si dirigono verso il retto è sporgono con la porzione posteriore del loro corpo dall'ano rilasciando poi le uova nell'ambiente esterno provocando intenso prurito al povero animale...(Meglio un braccio nel sedere o un mucchio di vermi che si affacciano dal popò? Che umiliazione povero cavallo!)
La tenia saginata o verme solitario più vivere nell'intestino di un uomo fino a 25 anni.
Esiste un tipo di verme dei cani, lungo 60 cm e con il diametro di 1cm, che si localizza su un unico rene, in genere in numero di 2-3 soggetti. L'organo viene completamente svuotato diventando una sorta di sacchetto contenente le graziose bestiole: il cane, dal canto suo, può vivere per parecchio tempo senza o manifestando solo lievi sintomi dell'infestazione.
Se ad un uomo danno un violento calcio nei testicoli, l'organismo può reagire nei confronti di questi con una risposta autoimmune (il perchè, se volete, lo spieghiamo su un altro post!)...In genere la soluzione è l'asportazione del/dei testicoli stessi.
Forse qualcuno di voi che avrà visto la puntata di ieri sera di Quark (sono cresciuta a pane e Quark io! ) che trattava sulle tigri della Malesya...Ebbene, nel suo fantastico viaggio, l'etologo francese si è imbattuto nel rarissimo rinocernte indiano (conosciuto anche come rinoceronte unicorno) e la guida lo ha illuminato sul perchè si ritiene che il corno di questa specie abbia prprietà afrodisiache. Tali animali, oltre ad essere notevolmente dotati, una volta penetrata la femmina possono rimanere attaccati ad essa per un'ora eiaculando ogni minuto!!!!
Un bel primato direi!!!!
Più vicino a noi abbiamo un altro animale, meno prestante forse, ma comunque non da meno:il suino!
Senza entrare nei dettagli vi accenno solo che il pene del verro, lungo e sottile, si presenta a forma (e qui cito il prof. di anatomia) di CAVATURACCIOLO (L'apri bottiglie per intenderci) e non ha una vera e propria erezione, cioè non diventa duro ma, durante l'eccitazione, si allunga soltanto estroflettendosi. La di lei vagina è praticamente il negativo del pene del maschio: in tal modo, una volta avvenuta la penetrazione, questo rimane il più fisso possibile.
Ora, non so dirvi con precisino la durata totale dell'atto ma posso dirvi con certezza che: IL SOLO orgasmo del verro dura circa 20 minuti con una produzione totale di 33 cl (<- mi son corretta!!) di sperma (l'equivalente di una lattina di birra...o coca cola se preferite!!!! )...
Non potete capire quanto poco ho invidiato l'operatrice addetta alla raccolta dello sperma!!
l'hipoderma bovis e lineatum, due mosche dall'aspetto simile a quello delle api, depongono le uova sul pelo dei bovini. Quando nascono le larve queste si insinuano nei bulbi piliferi entrando nel corpo dell'animale e cominciando un epico viaggio dentro di esso. Epico viaggio che avrà come destinazione, per l'hipodema bovis, il midollo spinale del povero bovino e per l'hipodema lineatum l'esofago. Qui superano l'inverno dopodichè fanno il percorso inverso tornando sulla cute dove formano dei noduli all'interno dei quali le larve evolvono ancora. Dopodichè queste, finalmente fuori dalla mucca, cadono per terra dove si impupano e diventano adulte.
Il (loriculus galgulus) meglio noto come pappagallo dalla gola rossa, un delizioso piccolo pennuto verde e rosso di notte assume una posizione originale: si aggrappa saldamente ad un ramo con i piedi appoggia la coda contro il ramo e penzola con il corpo arcuato e la testa all'indietro come un pipistrello. Sembra che lo faccia per rendersi poco appariscente (e appetibile) ai predatori notturni.
Il protettoro (protopterus annectens) vive nelle insenature stagnanti nelle paludi dell'africa occidentale. Quando queste si prosciugano questo pesce sprofonda nel fango, porta la coda sopra la testa e secerne abbondante muco che, seccandosi, forma un bozzolo con una sola piccola apertura nei pressi della bocca. In queste condizioni non solo può superare i mesi di siccità ma può sopravvivere fino a 4 anni. Comodo è comodo non c'è dubbio. Ma come farà a uscire dalla sua custodia di muco??